Maria Buttafoco, classe 1988, di Parma. Ci siamo incontrate tramite amiche comuni una decina d’anni fa. E’ una persona che stimo e per cui nutro un sincero affetto. Il conoscerla ha avuto un impatto sulla mia vita, in parte perché le nostre esperienze e i nostri caratteri, sotto certi punti di vista, presentano delle similitudini, in parte perché ci accomuna la passione per la fotografia intesa come strumento di scoperta e conoscenza, di noi stesse e del prossimo. E’ modesta, timida e talentuosa. Partendo dalla natura e dalla street photography si è concentrata negli ultimi anni sulla ritrattistica. I suoi scatti, delicati e raffinati, parlano di poesia e di ricerca, emanano vita e malinconia.
Mi sono permessa di porle un paio di domande sul suo approccio al mondo dell’arte e della fotografia e lei ha risposto, in modo semplice e chiaro. A noi il piacere di ascoltarla!
Come e quando ti sei avvicinata alla fotografia?
Idealmente mi sono avvicinata alla fotografia da bambina, praticamente, attraverso la macchina fotografica, poco più di dieci anni fa; regalai una compatta a mio fratello che però portavo sempre con me, fotografando di tutto fino a renderla una mia estensione
– Cosa ti trasmette la fotografia? Perché ti piace fotografare?
Il mio lessico non è abbastanza vasto e profondo per potere rispondere a questa domanda. Un sentore di pienezza e di nostalgia.
– Quali soggetti preferisci?
Preferisco soggetti come le giovani donne, con un’estetica particolare e straordinaria, al contempo mi piacciono le persone anziane, moltissimo; mi interessa l’idea di poter raccontare una storia attraverso la fotografia e loro ne hanno molte da raccontare, subisco il fascino della loro cultura intesa come tradizione e tempo.
– Come fai per approcciarti ai soggetti che fotografi?
Approcciare il soggetto per me non è semplice, sia per carattere che per logistica, è qualcosa a cui sto lavorando tanto.
– Colori oppure Bianco & Nero: quale preferisci? O dipende dai soggetti e dalle circostanze?
Colori e bianco e nero. Per me dipende dall’ideale che porto con me quando scatto e dal taglio che vorrei dare all’immagine.
– Quanto tempo passi in post-produzione? E’ una parte molto importante per te del lavoro?
Passo molto tempo in post-produzione, non per una questione di sviluppo tecnico, ma, soprattutto quando si tratta di una foto a colori, per riprodurre i miei sentimenti attraverso tonalità che la rendano più vicina al mio immaginario.
– Guardando il tuo portfolio, mi colpiscono la delicatezza e il gusto che hai nel cogliere la natura e le persone…Chi o cosa ti ispira? Ti prepari prima di uno shoot?
Ti ringrazio di cuore per le tue parole.Sono felice che tu abbia colto una delicatezza che desidero tanto rappresentare quanto provare; delicatezza, gentilezza, verità e quotidiano sono alla radice della mia ispirazione. Solitamente mi preparo prima di scattare, ma l’emotività, i desideri e la sintonia che può nascere (o no) con il soggetto sono alla base del processo creativo.
– In base alla tua esperienza e al tuo percorso, avresti un qualche consiglio da dare a chi sta iniziando a fare foto?
Il mio percorso è ancora in divenire, per cui se posso consigliare qualcosa, è qualcosa che deriva dai miei errori: non auto-sabotatevi, abbiate fiducia in voi stessi e nei vostri desideri, accogliete le critiche dosandole con giudizio. Non arretrate, guardate avanti.









































